Yoga Riot nasce per rivendicare lo Yoga come pratica di resistenza e trasformazione. Lo yoga è libertà. Non un privilegio. Non illusione di benessere.
Viviamo in un tempo in cui le disuguaglianze si fanno più profonde, il conformismo e l’individualismo si insinuano nel quotidiano fino a normalizzarsi. Dichiariamo allora con forza la nostra voglia di stare insieme e di trovarci. Rifiutiamo l’immagine standardizzata dell’insegnante di Yoga.
Lo Yoga è per tuttə, indipendentemente da genere, età, corpo.
Bisogna andare oltre lo stereotipo del corpo snello e conforme ad uno standard in cui non ci riconosciamo.
Vogliamo essere liberə di praticare senza giudizio e vergogna. Lo Yoga non è una pratica riservata a pochə elettə: ogni corpo ha diritto di muoversi, esistere e praticare.
Lo Yoga è radicato nella libertà: libertà di movimento e di autodeterminazione. Ci opponiamo a ogni confine, fisico o simbolico, che limita i corpi e le persone. Ci schieriamo a fianco di chi cerca una vita migliore, di chi fugge dalla violenza e dall’oppressione. Lottiamo per uno Yoga che non escluda ma che accolga.
Essere insegnanti di Yoga non significa restare in disparte. Lo Yoga è anche liberazione dall’oppressione di genere. Le nostre pratiche sono spazi aperti, transfemministi, dove ogni identità è riconosciuta e rispettata.
Siamo contro ogni forma di dominio. Rifiutiamo il sessismo, la transfobia, il patriarcato, il razzismo, il fascismo e qualunque sistema che neghi la dignità e la libertà.
Essere insegnanti di Yoga è una scelta di vita, ma anche un mezzo di sostentamento.
Ci opponiamo alla precarizzazione, all’individualismo e alla competizione. Vogliamo che il nostro lavoro venga riconosciuto.
L’isolamento ci rende più deboli, fare rete più forti. Creiamo un tessuto solidale tra insegnanti per sostenerci a vicenda, condividere esperienze e costruire nuovi modi di praticare e insegnare, fuori dalle logiche di competizione e mercato, per creare alternative collettive.
Yoga Riot è una chiamata all’azione.
Non ci interessa uno Yoga neutrale, svuotato della sua forza trasformativa.
Pratichiamo per costruire un presente di uguaglianza.
