
DAL BASSO nasce dall’impegno diretto di insegnanti, attivisti e attiviste che hanno deciso di organizzare un evento di Yoga senza sponsor che ne orientino la linea.
Niente brand a decidere i contenuti.
Niente marketing spirituale.
Senza logiche di mercato che trasformano lo Yoga in un prodotto da vendere.
Solo pratica e comunità.
È un festival antifascista e antirazzista perché lo Yoga parla di unione e libertà. E non può esserci unione dove c’è oppressione, gerarchia, discriminazione.
Se uno spazio non è sicuro per tutte e tutti, non è uno spazio di pratica.
Noi vogliamo uno Yoga che stia dalla parte di chi subisce esclusione, non di chi la produce.
È un festival LGBTQIA+ perché la libertà di movimento include anche la libertà di identità.
Troppo spesso gli spazi Yoga sono attraversati da eteronormatività e ruoli rigidi.
DAL BASSO è uno spazio dove puoi praticare senza spiegarti, senza adattarti a uno standard.
È un festival trans femminista perché il mondo dello Yoga, anche quando sembra “dolce”, replica dinamiche di potere: guru intoccabili, leadership maschili, corpi esposti come modello di un’estetica dominante e accettata.
Crediamo in uno spazio orizzontale, senza autorità, dove il corpo non è oggetto ma soggetto.
Dal basso significa redistribuire voce e potere.
È un festival che rifiuta l’estetica dominante: non servono addominali visibili, leggings costosi o pose perfette.
Lo Yoga non è performance. È accesso. È accettazione.
È autodeterminazione.
DAL BASSO è popolare perché vuole essere accessibile.
Nei costi, nel linguaggio, nelle relazioni.
È un festival che nasce dall’impegno di insegnanti che hanno deciso di non aspettare un invito dall’alto.
Che hanno scelto di costruire uno spazio libero e di confronto invece di adattarsi a uno spazio già dato.
DAL BASSO non è solo un festival.
È una presa di posizione.
È una scelta.
È un’onesta visione dello Yoga.
È un modo di stare al mondo.